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Jasper Morrison e Oplight

L’ultima lampada di Jasper Morrison per Flos è un esercizio di semplicità: una lampada da parete al servizio dell’architettura e dello spazio. L’incarnazione del Super Normal (un tema ricorrente nelle opere di Morrison sin dagli albori della sua carriera), Oplight sembra una nota musicale su un pentagramma oppure, come la descrive il designer, “la forma più ovvia e definitiva che potrebbe assumere una lampada.” Cogliamo l’occasione del debutto di Oplight per fare al designer qualche domanda sulla luce, sulla progettazione di oggetti di ogni tipo e su come concepisca i suoi oggetti supernormali

Product Oplight
Designer Jasper Morrison
Photography Antonia Adomako
Interview Rosa Bertoli
Text Flos for Planet Paolo Brambilla
From Flos Stories Issue 4

ROSA BERTOLI I suoi primi lavori erano oggetti quotidiani e materiali di tutti i giorni che, insieme, andavano a creare pezzi d’arredamento. Nel descrivere questo processo di design sperimentale, lei ha affermato che rispecchiavano il mondo della produzione. Cosa ha imparato da questo modo di progettare e come ha applicato tali scoperte alla sua carriera, successivamente?

JASPER MORRISON Sì, quando ero un giovane designer non avevo connessioni ai metodi di produzione industriale ma non vedevo l’ora di trovare un sistema parallelo che simulasse la produzione, così cercai dei componenti che potevo acquistare per poi assemblarli e creare i prodotti finiti. Mi ha insegnato non poco riguardo l’economia della produzione e l’esigenza di ridurre la complessità negli oggetti.

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ROSA BERTOLI Come è riuscito a definire il concetto di Super Normal? Come lo descriverebbe?

JASPER MORRISON Mi chiedevo perché gli oggetti progettati in modo anonimo fossero spesso superiori a quelli di design e giunsi alla conclusione che aveva a che fare con il modo in cui questi ultimi fossero troppo carichi dell’ego creativo dei designer. Notai uno sgabello disegnato da Naoto Fukasawa per Magis alla Fiera di Milano e ne rimasi colpito. Stavo disegnando delle posate per Muji in quel periodo e cercavo un design dalla presenza ugualmente discreta. Lo stavo spiegando a Okutani san, un dipendente Muji che commentò “Ah, Super Normal!” Così quando tornai a Tokyo incontrai Naoto e discutemmo dell’idea di una mostra per esplorare e provare a definire il Super Normal. La prima mostra fu nel 2006 alla Axis Gallery di Tokyo.

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ROSA BERTOLI Dove trova le idee per i suoi lavori?

JASPER MORRISON Nella migliore delle ipotesi emergono da sole, a volte invece è più difficile e il progetto è solitamente meno buono. Potrei dire che meno ho a che fare con il progetto, meglio è.

 

ROSA BERTOLI Quando disegna un oggetto, un mobile o una lampada, come fa a sapere quando il progetto è finito?

JASPER MORRISON È lui stesso a dirmi che è finito, quando non riesco a vederci nulla di innaturale o strano, quando tutte le proporzioni sono come devono essere e l’oggetto ha un’aura di completezza.

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ROSA BERTOLI Il tema dell’equilibrio è un aspetto importante nel design domestico e industriale. Quali elementi reputa importanti ai fini dell’equilibrio nel suo lavoro di design?

JASPER MORRISON L’equilibrio è simile alla naturalezza, gli oggetti hanno bisogno di equilibrio in tutti i modi possibili: dal punto di vista espressivo, naturalmente, ma anche di equilibrio tra accentuazione e discrezione, tra gli elementi all’interno dell’oggetto stesso, di equilibrio di certe finiture con l’oggetto, di equilibrio dell’effetto che l’oggetto ha sull’atmosfera circostante e, non da ultimo, di equilibrio tra costo e valore percepito. E forse ci sono ancora altre cose da mettere in equilibrio…

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ROSA BERTOLI Qual è il suo approccio alla progettazione degli apparecchi d’illuminazione?

JASPER MORRISON Non direi di avere un particolare approccio, per lo meno nulla di diverso dal modo in cui progetto qualunque altra cosa. Sono aperto alle opportunità, quindi quando mi chiedono di progettare una lampada da parete inizio a pensare a tutte le lampade da parete che ho visto, a quali funzionavano meglio, in che modo la tecnologia può contribuire al progetto, a quali forme sarebbero più adatte e il tutto inizia a prendere forma nella mia mente, come concetto generale. Poi c’è da lavorare molto successivamente, per disegnarlo in 3D e scoprire di quale forma può essere l’unità d’illuminazione e come dirigere la luce lontano dal muro.

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ROSA BERTOLI Come ha iniziato a progettare lampade?

JASPER MORRISON La prima lampada che ho provato a progettare fu un vero disastro. Progettai un cono troncato che puntava la luce in basso, verso una base più ampia; un lato era tagliato via per rivelare un disco colorato alla base, dove atterrava la luce. Quando iniziai a vedere il prototipo, l’illuminazione del disco era molto bella ma la lampada non illuminava per niente la stanza! Dopodiché arrivò Glo-ball, l’ellissoide di vetro bianco. Ricordo che mi vergognavo un po’ della sua natura “basic” rispetto ai concept perfettamente progettati che avevo visto in Fiera. Fortunatamente quando uscimmo con la versione a sospensione di Glo-ball iniziò a vendersi molto bene, altrimenti avrei lasciato perdere.

 

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ROSA BERTOLI Il suo ultimo pezzo per Flos è Oplight, una piantana da parete. Quali sono le sue caratteristiche di design più distintive? E cosa voleva ottenere con il design di Oplight?

JASPER MORRISON La forma del cappello è probabilmente la caratteristica più appariscente. È come il profilo di Glo-ball ma ancora più appiattito. Spero che abbia la forma più ovvia e definitiva che potrebbe assumere una lampada. La sorgente luminosa è un modulo LED coperto da un pannello trasparente ma scanalato che deflette la luce a un’angolazione tale da allontanarla dalla parete. Abbiamo scelto quattro finiture che si adattano ad altrettante atmosfere architettoniche diverse.

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ROSA BERTOLI Il concetto di creare un’atmosfera in cui potessero integrarsi i suoi progetti è stato un aspetto importante nel corso di tutto il suo lavoro nel design. Qual è il ruolo della luce nel creare l’atmosfera di uno spazio?

JASPER MORRISON È essenziale che tutti i progetti contribuiscano positivamente all’atmosfera dello spazio in cui si collocano. Sembra ovvio ma sareste sorpresi di quanti prodotti hanno un effetto negativo. Che la luce sia accesa o spenta, deve avere un aspetto naturale nel contesto dello spazio in cui si trova. Anche la qualità della luce è molto importante. Fortunatamente, quella delle piantane è una delle migliori applicazioni per il tipo di luce fornita dai LED.

 

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ROSA BERTOLI In particolare, come immagina che Oplight contribuisca all’atmosfera di uno spazio?

JASPER MORRISON Mi piace l’idea che si possa utilizzare l’Oplight più piccola in una vecchia casa di campagna e quella più grande in un appartamento o una casa dai soffitti alti, oppure nel corridoio di un ufficio. Penso che contribuisca in positivo all’atmosfera di un’ampia gamma di spazi e situazioni. Spero si dimostri Super Normal nel senso di creare una bella atmosfera senza essere troppo appariscente o addirittura invadente.

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ROSA BERTOLI Ad oggi ha creato una intera gamma di lampade per Flos, che abbracciano diversi tipi di illuminazione. Cosa ha imparato finora attraverso questo processo?

JASPER MORRISON Ho imparato quanto sia difficile progettare lampade. Siccome la presenza fisica del design è solo una parte della qualità di un prodotto di illuminazione, mentre l’altra parte è qualcosa di intangibile e piuttosto imprevedibile, è molto difficile concentrarsi sul risultato finale, mentre quando si disegna una sedia la sua forma si collega immediatamente alla prestazione del prodotto.

 

ROSA BERTOLI Qual è la prossima lampada con cui vorrebbe sperimentare?

JASPER MORRISON Penso che la prossima nella mia lista sia una bella lampada da tavolo, oppure una lampada da lettura.

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Come si distingue un oggetto sostenibile da uno che non lo è? Non è semplice capirlo a prima vista, soprattutto quando abbiamo davanti a noi una lampada con ingombri ridotti e una linea impeccabile.

Oplight è la dimostrazione che è possibile realizzare un prodotto tecnologicamente avanzato che rispetta l’ambiente. Nonostante gli spessori portati al minimo, non si è fatto utilizzo di colle per assemblare le componenti: in questo modo le varie parti sono separabili una dall’altra, possono essere sostituite singolarmente e si possono riciclare separatamente per differenziare i materiali.

La scocca, innanzitutto, è realizzata in pressofusione di allumino: un materiale leggero, destinato a durare nel tempo, ma perfettamente riciclabile. Il colore applicato è a polvere, quindi senza l’utilizzo di solventi nel processo di verniciatura, perché anche i metodi produttivi vanno considerati nel complesso dell’impatto ambientale.

La scheda LED all’interno di Oplight ha un’alta efficienza, ovvero emette una grande quantità di luce a fronte di un consumo contenuto, con una vita stimata oltre le cinquantamila ore.
Nel caso in cui si dovesse verificare un guasto, oppure quando in futuro saranno disponibili fonti luminose ancora più efficienti, sarà possibile sostituire la scheda senza dover buttare il resto della lampada, con un significativo risparmio di risorse.

Questo è possibile perché la scheda LED non è incollata al dissipatore, come spesso accade, e l’operazione di sostituzione non richiede attrezzature sofisticate, bensì può essere effettuata da un comune elettricista, senza che la lampada venga consegnata all’azienda per l’intervento di aggiornamento.

Il diffusore, ovvero il coperchio trasparente che ha anche la funzione di lente, è realizzato in policarbonato ad iniezione. Grazie alla sua elasticità, è fissato con degli snap-fit così che possa essere smontato e rimontato per intervenire sulla scheda, senza che l’estetica sia compromessa. Ovviamente, in caso di rottura, è riciclabile e sostituibile.

Per tutto questo ogni Oplight è una lampada future-proof destinata ad avere una lunghissima durata, e anche quando la sua vita finirà, nulla andrà perduto.

— Paolo Brambilla

 

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Product Oplight
Designer Jasper Morrison
Photography Antonia Adomako
Interview Rosa Bertoli
Text Flos for Planet Paolo Brambilla
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